L’oro è pur sempre meglio dell’euro

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L’oro è pur sempre meglio dell’euro

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Vorrei provare a riflettere sulla recente votazione inerente l’iniziativa “Salviamo l’oro della Svizzera” lanciata dall’UDC. Essa, nonostante la bocciatura popolare, non può essere semplicemente archiviata senza una seria riflessione sul futuro del nostro Paese nel contesto dei cambiamenti geo-economici in atto. Cambiamenti su cui la sinistra e i sindacati non si sono nemmeno chinati, con l’eccezione del Partito Comunista che aveva, non a caso, invitato a sostenere la proposta di riforma. Fa male vedere una sinistra prostrata ai diktat del capitalismo atlantico accecata da un cosmopolitismo (che con l’internazionalismo c’entra poco) che porterà nel baratro anche i salariati del nostro Paese.

In pochi hanno analizzato il problema posto in discussione dall’UDC nel modo adeguato, ossia dal punto di vista della fase monetaria: quello cui stiamo assistendo è in effetti uno sviluppo dei rapporti di forza a favore dei paesi cosiddetti BRICS, in un contesto di decadimento del modello di sviluppo dell’Occidente. E ciò comporta anche un progressivo abbandono del dollaro quale moneta di riferimento per la transazioni internazionali. Basti pensare che proprio l’abbandono della banconota verde nel commercio estero era stato proposto dall’Irak e dalla Libia: non è certo un caso se questi paesi sono stati poi travolti da guerre volute da Washington.

E mentre la Russia costruisce nuove alleanze economiche euroasiatiche (a partire da Bielorussia e Kazakistan) con l’utilizzo delle monete nazionali al posto del dollaro, dal canto suo la Cina non sta solo procedendo a internazionalizzare il suo renminbi (che è una valuta inconvertibile, come tradizione nei paesi socialisti), ma ha proposto di entrare in una nuova fase monetaria costituendo un paniere di valute come nuova moneta di riferimento internazionale (una sorta di Bancor di keynesiana memoria). E’ tuttavia probabile che, prima di arrivare a questa situazione, si determini un passaggio intermedio in cui l’oro potrebbe giocare un ruolo notevole nella scelta dei protagonisti geo-economici del futuro: non è quindi strano che all’estero la votazione in questione abbia suscitato più dibattito che da noi. Peraltro proprio i BRICS stanno acquistando grosse quantità di metallo giallo (si pensi che la Cina ha addirittura riaperto le miniere d’oro ormai ineconomiche, divenendone così il primo estrattore a livello mondiale) e l’Ucraina – diventata con il golpe una colonia americana – ha ceduto agli USA le proprie riserve auree! E in Svizzera, invece, si sentiva dire che l’oro è anacronistico…

La domanda da porsi è: come attraversare indenni la transizione alla prossima fase monetaria su cui i paesi emergenti stanno ragionando? Di certo non con un franco svizzero vincolato all’euro in crisi, come voluto dai fautori del cambio fisso 1,2! Ecco che invece l’oro avrebbe potuto rappresentare il “salvagente” adeguato, un cosiddetto “bene rifugio”: al di là dell’oscillazione di breve periodo del metallo giallo, esso è infatti l’unico mezzo che può supportare il cambiamento geo-monetario che si sta preparando.

Obama sa che è in corso una fuga dal dollaro: per questo sta imponendo all’Europa la totale dipendenza da Washington (e la crisi ucraina va letta anche in questo senso). La Svizzera ha però una chance, valorizzando la propria neutralità, di salvarsi da questa morsa di un impero che sta crollando. Insomma la nostra economia ha un futuro reale unicamente se saprà rendersi maggiormente sovrana rispetto agli attuali partner atlantici (cioè UE e USA) e aprirsi piuttosto alla cooperazione coi BRICS. I rapporti di forza internazionali, come detto, stanno mutando radicalmente: Berna, poverissima di materie prime, potrà evitare la crisi dell’Occidente solo dotandosi di ricchezze minerarie, come appunto l’oro, grazie al quale poter ambire a sedersi al tavolo delle trattative nella costruzione del nuovo paniere di monete. O il franco svizzero entrerà a farne parte, oppure dovrà riuscire a conquistarne un cambio preferenziale. In caso contrario rivivremo il pessimo esempio italiano con il passaggio dolorosissimo – in primis per il potere d’acquisto dei lavoratori – dalla lira all’euro.

Non tutto è perduto, ma una politica economica sovrana per la Svizzera è quanto mai necessaria. E ciò non significa né diventare dipendenti di UE e USA come vorrebbe certa sinistra irresponsabile, né chiudersi a riccio sognando mondi autarchici come vorrebbe certa destra nazionalista. E’ piuttosto la  cooperazione multilaterale, dove una Svizzera neutrale potrebbe fungere da ponte fra l’Occidente e i BRICS, la soluzione per cui il Partito Comunista sta lavorando anche con i suoi numerosi contatti esteri, diplomatici e non.

Massimiliano Ay, candidato al Consiglio di Stato e al Granconsiglio per la lista MPS-PC


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