Festival del film di Locarno: più liberi, più trasparenti

  • 0

Festival del film di Locarno: più liberi, più trasparenti

Category : Articoli

Si è conclusa la 68esima edizione del Festival Internazionale del Film di Locarno e, come accade ormai regolarmente, è stata animata da alcune polemiche. A dire il vero quest’anno esse non hanno fatto così tanta breccia, e non è nemmeno da escludere che – perlomeno in parte – siano state animate artificialmente, così da distogliere l’attenzione da quello che, a mio avviso, era invece il punto principale su cui chinarsi criticamente: l’inopportuna collaborazione con l’Israel Film Fund, la cineteca direttamente legata al governo sionista di Israele, con tutto ciò che questo significa dal punto di vista dell’apartheid a scapito del popolo palestinese.

Come Partito Comunista da anni seguiamo con interesse il più importante evento culturale che il Ticino ospita, e spesso ci siamo pure espressi a difesa sia del Festival in sé, sia soprattutto della libertà artistica che la Direzione di quest’ultimo deve disporre. Naturalmente non abbiamo mancato di osservare anche gli aspetti che meno ci convincono dalla kermesse locarnese, ma sempre consapevoli della necessità di non indebolire il Pardo e di considerare strategico il ruolo che sul territorio il Festival del Film può avere: dal punto di vista artistico, ma anche da quello accademico ed economico.

D’altronde il Partito Comunista in Ticino non è proprietario di tipografie e dunque non deve inventarsi polemiche a pretesto. Quest’anno però al ricevimento di inaugurazione del Festival del Film era distribuito il nuovo periodico “Ticinolibero” (legato all’omonimo portale) con al suo interno due importanti pubblicità: quella di Autopostale e quella dello stesso Festival. E’ perlomeno strano che il Festival (e la Posta) decida di investire, per promuovere le proprie attività, in un media rimasto privo di aggiornamenti per più di sette mesi. Mi chiedo allora se il Pardo abbia deciso di contattare anche altri media (e se sì, quali?) per sondare la disponibilità a ospitare pubblicità: sicuramente non è stato il caso per “#politicanuova”, la rivista marxista edita dal Partito Comunista, nonostante negli ultimi anni la sua presenza sia stata regolare (e che quest’anno ha pure dedicato un numero speciale alla rassegna cinematografica). Episodi, questi, che lasciano un po’ perplessi su come il Festival decida di promuovere il proprio evento.

Così come sarebbe opportuna un’azione di trasparenza su quali siano effettivamente i politici d’oltre Gottardo ospitati a Locarno a spese degli sponsor, sarebbe opportuna un’altrettanta operazione di trasparenza per sapere come Marco Solari e staff decidono di promuovere il Festival e con quali criteri scelgono i media. La trasparenza è sicuramente il miglior antidoto per evitare polemiche e per far si che tutti i ticinesi (che indirettamente finanziamento il Festival attraverso le decisioni del Gran Consiglio) possano sentire più vicino questo importante evento del nostro Cantone.

Massimiliano Ay, deputato in Gran Consiglio per il Partito Comunista


Leave a Reply