Fra tagli e selezione: tutti contro il liceo!

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Fra tagli e selezione: tutti contro il liceo!

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La recente discussione in Granconsiglio sul consuntivo 2015 relativo al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) si svolgeva dopo la giornata di cosiddetto “sciopero al contrario” avvenuta lo scorso 23 marzo che è riuscita a mostrare una rinnovata compattezza fra gli attori della scuola, insegnanti e studenti, di fronte alla politica del salame e delle casse vuote che dura da troppi anni a scapito della scuola pubblica del nostro Cantone. Per quanto già una decina di anni fa l’allora ministro dell’educazione Gabriele Gendotti ammettesse che ormai si era “raschiato il fondo del barile”, le misure di risparmio a scapito del mondo della scuola infatti sono continuate, continuano e probabilmente continueranno.

I docenti da decenni subiscono peggioramenti delle loro condizioni di lavoro: soppressione del rincaro, contributi di solidarietà, blocco degli scatti, ecc. In poche parole, la condizione materiale dei lavoratori della scuola peggiora, con buona pace dell’atrattività della professione dell’insegnante che il Cantone avrebbe interesse a sostenere. Non solo andrebbero date risposte convincenti su questi aspetti, ma va frenato l’aumento del numero di allievi per docente, per di più nel contesto attuale caratterizzato da una costante crescita dei compiti che si pretende affidare alla scuola senza adeguati investimenti in fatto di risorse.

E dal lato del diritto allo studio non siamo messi meglio: al di là del passato, osserviamo quanto ci si prefigge con la manovra di rientro, che prevede riduzione di corsi facoltativi e complementari che rappresentano, oltre a momenti didattici, soprattutto strumenti di giustizia sociale e di equità di chances. E questo ovviamente preoccupa il Partito Comunista, perché fra i corsi aboliti vi saranno forse anche realtà apparentemente “secondarie”, come è stato spiegato dal ministro Manuele Bertoli in parlamento, ma di fatto si esternalizza verso il privato (e quindi a pagamento) servizi culturali, sportivi, e altre competenze che renderebbero completa la comunità educante e sociale che dovrebbe essere la scuola pubblica.

Prima o poi – possiamo scommetterlo – salterà fuori nuovamente la vecchia idea di ridurre la durata degli studi liceali a tre anni. Una riduzione pericolosa dell’offerta formativa e un peggioramento sostanziale per l’unica risorsa di cui il nostro Paese dispone: i cervelli! E stupisce sempre da parte di una certa borghesia che dovrebbe avere a cuore gli interessi dell’imprenditoria, vederla invece cadere in una ben poco lungimirante retorica volta a sfavorire gli studi lunghi: essi sono per contro strategici, proprio nell’ottica di un’economia ad alto valore aggiunto capace di restare attraente sul piano globale.

Le ultime uscite del consigliere federale Schneider-Amman sul non sufficiente livello di preparazione dei maturandi svizzeri, che dovrebbe spingere a rivalutare in senso restrittivo i criteri per concedere la maturità non sono certo rassicuranti in tal senso, anche perché di fronte alla Commissione dei direttori cantonali dell’educazione sono già arrivate proposte che fanno parlare il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) di “sconsolante disegno politico”. E gli studenti non hanno tutti i torti visto che la linea è quella di una graduale soppressione del diritto allo studio, da compiersi tramite puntuali interventi di riduzione dell’offerta formativa e di aumento della selettività negli studi secondari. Quest’ultima è sempre legata, come sappiamo, non certo alle famose attitudini ma bensì a criteri sociali. Rientrerebbe poi dalla finestra quello che nel 2007 le assemblee studentesche avevano contrastato e che, di fatto, era uscito dalla porta, ovvero la “quadrupla compensazione” delle insufficienze alla maturità: un abominio pedagogico che valorizza i fallimenti di un allievo piuttosto che valorizzarne le competenze.

Massimiliano Ay, deputato in Granconsiglio e segretario del Partito Comunista


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