Monthly Archives: Ottobre 2015

Su Pietro Ingrao, con rispetto ma senza ipocrisia

Category : Articoli , Internazionale

Il Partito Comunista ha onorato la memoria di Pietro Ingrao, recentemente scomparso, e ha inviato una delegazione alla camera ardente allestita a Montecitorio per rendere omaggio alla salma e firmare il libro delle condoglianze. Lo abbiamo fatto per rispetto nei confronti di un importante militante che ha rappresentato – nel bene o nel male – la storia più viva della sinistra e del movimento operaio italiano. Pietro Ingrao ha vissuto 100 anni: molti di essi al servizio del socialismo, gli altri in modo più ambiguo e confuso. Noi ricordiamo con stima il primo Ingrao come un dirigente comunista di spessore e creativo, mentre valutiamo l’ultimo Ingrao – su strade che ormai differivano dalle nostre – da un punto di vista umano.

Lungi dal Partito Comunista, insomma, voler santificare Pietro Ingrao, come invece sembra voler andare di moda oggi, dove prevale ipocrisia e superficialità anche fra i comunisti, per non parlare del mondo della politica e del giornalismo. Noi contestiamo duramente, infatti, molte svolte di cui Pietro Ingrao si è reso protagonista negli ultimi anni. La sua definizione di Cuba come una “dittatura”, il suo sostegno alla guerra neo-coloniale contro la Libia, la sua totale abiura di Mao non corrispondono alla nostra visione della società e della storia: su questo non devono esserci dubbi! Così come non ci appartiene il suo tentativo, ormai sul finire della sua vita, di denigrare Lenin e di vedere nel leninismo i tratti del fallimento del socialismo reale e dello stesso PCI.

Ma nel contempo chiniamo le nostre bandiere nei confronti dell’uomo che ha combattuto il fascismo e che è stato al fianco di Palmiro Togliatti nella costruzione del “Partito nuovo”, quel PCI che divenne una straordinaria forza politica di massa sul piano proletario. E rispettiamo la fermezza del dirigente che – nonostante il difficilissimo contesto internazionale e sapendo di dichiarare concetti impopolari – scrisse l’editoriale “Da una parte della barricata, in difesa del socialismo” riconoscendo – pur nelle critiche doverose – l’importanza di un’Europa dell’Est non subalterna all’imperialismo. Di lui lodiamo anche il senso etico che lo portava a intervenire a tutela dei diritti dei giovani repressi dalla polizia negli anni ’60, nonostante fossero di altre collocazioni ideologiche, fatto questo testimoniato persino da un troskista come Antonio Moscato, e in generale la sua volontà di dialogare con le nuove generazioni e i movimenti.

A Ingrao va poi reso merito di aver saputo riconoscere nel centralismo democratico uno dei valori fondanti del militante leninista e lo dimostrò addirittura “esagerando”, mancando in quel caso però di cogliere il momento storico in atto: quando il PCI decise di suicidarsi con la svolta della Bolognina, lui pur contrarissimo e avendo presentato un documento ostile a tale prospettiva, per disciplina e per non volersi staccare dalle masse popolari, seguì la maggioranza e restò nel “gorgo” – come diceva lui stesso – optando per la via riformista (che oggi è degenerata come prevedibile in un progetto neo-conservatore chiamato Partito Democratico), ma anche in quell’occasione affermò che occorreva in ogni caso “tenere aperto l’orizzonte del comunismo”, situazione che si concretizzò nel 2004 con la sua adesione a Rifondazione Comunista. Egli ha provato regolarmente e in piena libertà a lottare apertamente nel Partito e per il Partito, conscio che senza organizzazione non c’è emancipazione possibile, senza derive individualiste come molti hanno preferito invece fare nei momenti di difficoltà della sinistra, ed è in particolare questo Pietro Ingrao a meritare la nostra stima.

Massimiliano Ay, segretario politico del Partito Comunista


Sinistra 2.0: il presente che prepara il futuro!

Category : Articoli

Il Partito Comunista – che fino al 2007 si chiamava Partito del Lavoro – esce da una serie di piccole ma significative vittorie. E’ riuscito il processo di ringiovanimento di un Partito che sembrava destinato al declino. Dopo vent’anni si è trovata un’intesa per presentare una lista unitaria a sinistra della socialdemocrazia alle elezioni cantonali. Nel 2012 i consiglieri comunali comunisti sono raddoppiati. Dopo l’ultimo successo, quello delle elezioni cantonali di aprile, che ha visto raddoppiare la presenza in Granconsiglio per la sinistra di opposizione riunita nella lista MPS-PC, il Partito Comunista ha fatto tre scelte importanti in vista delle ormai imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale e del Consiglio degli Stati.

1) La prima scelta è stata quella di ribadire la nostra vocazione unitaria, così da non disperdere voti a sinistra: in questo senso va letta la congiunzione con il Partito Socialista: fermiamo la destra! La congiunzione di lista con il PS rappresenta una forma di responsabilità politica per evitare che la deputazione ticinese alle Camere federali scivoli ulteriormente a favore delle forze conservatrici. In questo senso votando la lista 12 del PC si dà un contributo importante alla conquista del secondo seggio del fronte progressista.

2) La seconda scelta è inerente il programma: breve, concreto e soprattutto innovativo (al posto di un elenco della spesa vago e banale). Non basta dire che vogliamo la difesa del lavoro, occorre anche proporre un rilancio economico del Paese: in questo senso noi proponiamo investimenti nella ricerca puntando su settori ad alto valore aggiunto come ad esempio la necessità di credere fino in fondo nel progetto di Centro di competenze delle Officine FFS. Non basta poi ricordare gli aspetti immorali del segreto bancario, ma essere costruttivi e vedere nella piazza finanziaria di Lugano un potenziale a favore dei piccoli imprenditori (in difficoltà di fronte al grande capitale), attraverso l’apertura di una borsa valori per le PMI. Non basta infine chiedere più trasporti pubblici, bisogna al contrario mettere in chiaro che AlpTransit è un progetto fermo che la deputazione ticinese ha praticamente snobbato: il Partito Comunista chiede in tal senso il prolungamento della tratta a sud di Lugano e la costruzione di una galleria nel Gambarogono che colleghi il transito merci fra Luino e Gallarate. A ciò si aggiunga la costruzione di un secondo binario fra Cadenazzo e Locarno, senza dimenticare la circonvallazione ferroviaria con la galleria Sementina-Gnosca e la costruzione della stazione unica di AlpTransit Ticino a Camorino (come era previsto a inizio anni ’90).

3) E la terza scelta, che ormai è una caratteristica del nostro Partito, è stata quella di promuovere volti nuovi e molti giovani. La lista 12 ha un’età media di 29 anni e ognuno dei nostri candidati si è distinto per aver aver approfondito un argomento: dall’agronomia, alla finanza, senza scordare la mobilità e la sicurezza informatica. Si tratta di candidati che si presentano per la prima volta a un’elezione federale e i volti più noti del PC hanno fatto per primo un passo indietro per promuovere dei giovani che non saranno delle fugaci apparizioni, ma si impegneranno anche a livello comunale. Il PC non vuole essere un one-man-party, ma al contrario vuole essere … “community”!

“Community” (su sfondo rosso-verde) è infatti lo slogan che riunisce tutti questi aspetti. Una sinistra 2.0 che parta dal basso, dalla comunità appunto e che proceda facendo gioco di squadra, unendo la tradizione laburista con quella ecologista e che si apra a nuove idee in movimento, senza però perdere di vista la necessaria serietà dell’analisi e della proposta. Su questa strada di rinnovamento della sinistra, noi continueremo con pragmatismo e senza illusioni, ma anche con tanta determinazione.

Massimiliano Ay, segretario politico del Partito Comunista e Granconsigliere


La priorità è foraggiare l’inceneritore dei rifiuti?

L’art. 10 della Legge concernente l’istituzione dell’Azienda Cantonale dei Rifiuti prevede che i membri del relativo Consiglio d’amministrazione vengano nominati dal Gran Consiglio su proposta del Consiglio di Stato per un periodo di quattro anni. Durante l’ultima sua seduta, a fine settembre, il parlamento ticinese ha quindi proceduto alla nomina di tre nuovi membri di tale organo e la riconferma di due uscenti, fra cui il Consigliere di Stato leghista Claudio Zali.

Non è mia intenzione dilungarmi in questa mia breve nota sulla politica di gestione dei rifiuti del nostro Cantone, tuttavia mi sia permesso di riflettere su un aspetto: quello del cosiddetto “termovalorizzatore”. Un bel nome per mascherare quello che è l’inceneritore dei rifiuti di Giubiasco. Francesco Vitali, attualmente candidato al Consiglio Nazionale del Partito Comunista – in un suo articolo intitolato “Riconfigurare la gestione dei rifiuti nell’ottica di uno scenario sostenibile e moderno”, pubblicato sulla rivista di approfondimento #politicanuova (Nr. 6, aprile 2015) – ha spiegato la necessità di potenziare le prerogative dell’Azienda Cantonale dei Rifiuti (ACR) affidandole l’intera gestione del sistema cantonale di raccolta dei rifiuti, al fine di intraprendere con coraggio – così Francesco Vitali – “una scelta reale e sostanziale circa la promozione del riciclaggio e l’esclusione progressiva della combustione”. Ampia fetta della classe politica ticinese ha deciso invece di puntare proprio sul foraggiamento dell’inceneritore di Giubiasco Baragge, a scapito evidentemente del riciclaggio.

E proprio qui occorrerebbe iniziare a riconoscere concretamente un pluralismo democratico anche all’interno dell’ACR. Esiste dal 2008, ad esempio, l’Osservatorio della gestione ecosostenibile dei rifiuti (Okkio): non sarebbe il caso di iniziare a mettere a disposizione a chi da sempre nella società civile si è mostrato critico verso la costruzione dell’inceneritore e che da anni con impegno ne tiene d’occhio l’attività in fatto di polveri fini quegli spazi necessari per avere voce in capitolo sulla gestione non solo della politica cantonale in materia, ma anche della sua azienda pubblica?